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Il Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto alla commemorazione della battaglia di Bosco Martese

gianluca Set 26,2018 0 Comments


Riportiamo l’estratto del discorso tenuto dal Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto per la commemorazione della battaglia di Bosco Martese:
Essere qui alla celebrazione di Bosco Martese non è un gesto scontato, quasi la risposta obbligata che una istituzione dà per una commemorazione. Tutt’altro: essere qui a Bosco Martese è, per il sindaco della città di Teramo, un atto di fondamentale importanza, col quale si celebra un evento focale della guerra mondiale e della storia partigiana ma che proietta lo sguardo al futuro. Sì perché ciò che accadde su questi monti 75 anni fa, riverbera le sue conseguenze ancora nell’oggi e appare, in questi tempi più che mai controversi, come un monito.
Per questo ho ritenuto importante essere presente, primo cittadino e perciò voce della mia città, a rendere omaggio a un evento che segnò una svolta nella guerra tra italiani occupati e tedeschi occupanti, e che dobbiamo ancora oggi indicare nel suo simbolico significato alla classe dirigente, ai cittadini, ai giovani.
Un insegnamento che possiamo trarre da quelle vicende è forse politicamente non corretto, come si direbbe oggi, ma sicuramente di rilievo ed è che non di rado la ragione, la giustizia, la legittimità degli atti non stanno nella mediazione, non stanno nell’ equilibrio degli opposti, ma stanno da una parte sola; hanno volti, storie, azioni, motivazioni, riferimenti veri e innegabili. Gli uomini, i ragazzi, di Bosco Martese, col loro coraggio e con la loro azione che diede il via, come ormai riconosciuto, alla lotta partigiana, stavano dalla parte di chi ha il dovere e il diritto di difendere i propri cari, la propria vita, i propri beni, la propria storia. Ma la loro non fu una guerra nata da pregiudizi, scaturita da preconcetti bensì essa fu dettata dalla necessità di far valere la giustizia, di dare spazio alla libertà.
Altro insegnamento che ritengo particolarmente importante per l’attualità, è nella coralità degli atti che furono perseguiti, nella condivisione dei rischi, del pericolo, nella proposta collettiva dell’azione che veniva intrapresa. E questo è particolarmente significativo, in un periodo in cui invece l’individualismo, l’accanita difesa del particolare, il rifugio in una sempre più indissolubile tutela di interessi personali, sta producendo effetti devastanti non solo per la convivenza civile ma anche per il tarlo che inietta nella pubblica opinione.
Questo monumento, di fronte al quale ci poniamo con rispetto, è al tempo stesso ricordo e monito. Ricordo, appunto, di un evento che è bene celebrare ad ogni ricorrenza con l’appropriata passione e il doveroso rispetto; monito perché i fascismi, i totalitarismi, sono ancora dietro l’angolo e contro di essi è bene non abbassare mai la guardia.
Su questi Monti fu tracciata una vicenda la cui eco sì riverberò nella Carta Costituzionale. Diceva Piero Calamandrei nel 1955, nel suo discorso agli studenti milanesi:”Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.

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