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Febbre del Nilo Occidentale: come prevenire la malattia

gianluca Set 03,2018 0 Comments


Teramo. Comunicato stampa dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise relativo alla Febbre del Nilo Occidentale (West Nile Disease), che quest’anno ha fatto registrare in Italia un notevole incremento di casi. Nel comunicato i consigli su come prevenire la malattia, i dati dell’infezione, le dichiarazioni del Direttore Sanitario dell’Istituto, Nicola D’Alterio, e della dott.ssa Federica Monaco, responsabile del Laboratorio di Referenza OIE per la West Nile Fever dell’Istituto:
L’IZSAM da quasi trent’anni svolge anche il ruolo di Centro di Referenza Nazionale per lo studio e l’accertamento delle malattie esotiche degli animali.Il 2018 è stato un anno eccezionale per la circolazione del virus della West Nile, come dimostrano i dati raccolti dall’IZS dell’Abruzzo e del Molise: Centro di Referenza Nazionale per lo studio e l’accertamento delle malattie esotiche degli animali e Laboratorio di Referenza per la West Nile Fever dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale.
La Febbre del Nilo Occidentale, o West Nile Disease, è una malattia che colpisce sia gli animali che l’uomo, trasmessa soprattutto dalla puntura di zanzare. Va sottolineato che il virus della West Nile non si trasmette da persona a persona. Il ciclo biologico coinvolge zanzare e uccelli che generalmente non mostrano alcun sintomo di malattia ma rappresentano il serbatoio dell’infezione. L’infezione nei cavalli e nell’uomo, che sono ospiti occasionali non in grado di trasmettere il virus, provoca di solito sintomi clinici limitati a forme simil-influenzali. Lo sviluppo di sindromi neurologiche nei casi più gravi (circa 1 su mille) possono essere letali: le forme gravi della malattia si manifestano, comunque, nelle persone anziane o con deficit immunitari.
Dal 2008 la presenza del virus è rilevata ogni anno in persone, animali e insetti in alcune Regioni italiane durante il periodo di attività delle zanzare, grazie ad un piano di sorveglianza attivo su tutto il territorio nazionale emanato dal Ministero della Salute e redatto con il contributo dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” (IZSAM) e dell’Istituto Superiore di Sanità. Il piano integra le attività della sorveglianza veterinaria su uccelli, zanzare e cavalli a quelle della sorveglianza umana con l’obiettivo di individuare il più precocemente possibile la circolazione virale, in modo da adottare tutte le misure per ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione all’uomo: ad esempio la trasmissione in tempo reale da parte dell’IZSAM dei dati della sorveglianza entomologica e veterinaria al Centro Nazionale Sangue e al Centro Nazionale Trapianti che attivano gli opportuni controlli su sangue, organi, tessuti e cellule nei donatori che risiedono nelle aree dove è segnalata la circolazione del virus. Le attività veterinarie sono svolte dalle ASL di concerto con gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali sotto il coordinamento tecnico-scientifico del Centro di Referenza Nazionale per lo studio e l’accertamento delle malattie esotiche degli animali (CESME), istituito nel lontano 1991 presso l’IZSAM, a cui è affidata anche la conferma diagnostica dei casi sospetti nonché la raccolta, l’analisi e la diffusione dei dati.
Come spiega il Direttore Sanitario dell’IZSAM, Nicola D’Alterio: “Il confronto con i dati relativi alla circolazione virale negli anni passati conferma che il 2018 è un anno eccezionale in Italia per il virus della West Nile, con un inizio precoce della stagione di trasmissione che ha raggiunto rapidamente il picco epidemico. Basti pensare che nei soli mesi di giugno e luglio il numero di positività confermate nelle zanzare dal nostro CESME è risultato 8 volte superiore a quello segnalato nel corso dell’intero 2017, di 5 volte per gazze e cornacchie considerate le specie più sensibili all’infezione, e di 2 volte per gli equidi. Ovviamente la maggiore circolazione virale negli animali e nei vettori si riflette nell’aumento dei casi nell’uomo”.
“Nel 2017 sono state 55 le persone colpite dal virus, tra queste 27 hanno sviluppato una sindrome neurologica – aggiunge la dott.ssa Federica Monaco, responsabile del Laboratorio di Referenza OIE per la West Nile Fever dell’IZSAM, che continua – da giugno ad oggi il numero delle persone infette è di 255 casi confermati, di cui 103 nella forma neuro-invasiva che ha portato al decesso di 10 pazienti. La diffusione della Febbre del Nilo Occidentale è collegata al clima che influenza la presenza e l’abbondanza delle zanzare; le peculiari condizioni di temperatura e umidità registrate nei mesi primaverili potrebbero aver creato le condizioni dell’intensa circolazione virale”.
Per l’uomo non esistono vaccini nei confronti della malattia, pertanto è di fondamentale importanza l’attività di prevenzione a cui contribuisce in maniera determinante il Centro di Referenza Nazionale per lo studio e l’accertamento delle malattie esotiche degli animali dell’IZSAM, i cui dati sono estremamente rilevanti da un punto di vista epidemiologico. Per prevenire l’infezione è necessario ridurre l’esposizione alle punture di zanzare attraverso l’uso di repellenti, indossando pantaloni lunghi e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto, o usando zanzariere alle finestre. È altresì importante ridurre il numero di zanzare attraverso trattamenti di disinfestazione periodici disposti dalle ASL e dai Comuni, avvalendosi delle competenze entomologiche degli Istituti Zooprofilattici che operano sul territorio.

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