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Passaporti facili: nei guai Pubblici Ufficiali dei Comuni di Notaresco, Pineto, Roseto e Castellalto

gianluca Lug 17,2018 0 Comments


In seguito ad una complessa e approfondita attività d’indagine, durata almeno due anni, diretta dalla Procura della Repubblica di Teramo e svolta in modo encomiabile dalla Squadra Mobile della Questura di Teramo, sono state eseguite n.10 ordinanze cautelari di divieto di dimora in tutta la Provincia di Teramo, emesse dal Gip di Teramo nei confronti di altrettante persone per il reato di abuso di ufficio in continuazione e in concorso con Pubblici Ufficiali dei Comuni di Notaresco, Pineto, Roseto degli Abruzzi e Castellalto, nell’ambito delle procedure di rilascio della cittadinanza italiana “iure sanguinis ” a favore di cittadini brasiliani che nel loro albero genealogico vantano avi italiano emigrati all’estero.
L’indagine è stata avviata in seguito al gran numero di richieste di passaporto italiano pervenute, negli ultimi anni, negli uffici della Questura di Teramo, da parte di neo cittadini italiani di origine brasiliana che avevano acquistato la cittadinanza italiana presso i comuni di Pineto, Roseto, Notaresco e Castellalto.
L’analisi della documentazione acquista dagli inquirenti consentiva di accertare, inizialmente, che in almeno 72 pratiche di rilascio di cittadinanza, richieste negli anni 2015 e 2016 presso il comune di Notaresco e promosse da diverse agenzie di disbrigo pratiche che svolgevano il ruolo di intermediari tra il cittadino brasiliano e le Istituzioni italiane, l’ufficiale dello Stato Civile di quel Comune, allo scopo di accelerare la procedura di riconoscimento dello status civitatis (necessario per il successivo ottenimento del passaporto italiano), aveva attestato falsamente che la richiesta di cittadinanza era stata loro presentata in una data che in realtà è risultata antecedente rispetto all’ effettivo ingresso nel territorio italiano da parte del cittadino brasiliano, e quindi quando lo stesso si trovava ancora in Brasile.
Si accertava, inoltre, che, in molte delle suddette pratiche l’Ufficiale di stato Civile aveva falsamente attestato, nell’atto di concessione della cittadinanza, che si erano verificate tutte le condizioni per il legittimo riconoscimento, quando invece non era stato ancora effettuata la verifica dell’abitualità della dimora nel Comune del cittadino brasiliano richiedente (la residenza abituale in un comune italiano è condizione imprescindibile per il rilascio della cittadinanza italiana).
Analoghe false attestazioni da parte dell’Ufficiale di Stato Civile si rilevavano in diverse procedure di riconoscimento dello status civitatis a favore di cittadini brasiliani presso il Comune di Pineto negli anni 2015 e 2016.
In definita, numerosissimi sono risultati i cittadini brasiliani che hanno fatto ingresso in Italia al solo scopo di ottenere in tempi molto brevi il riconoscimento della cittadinanza italiana, attraverso gli uffici comunali della provincia di Teramo e con la fattiva collaborazione di agenzie di disbrigo pratiche di cittadinanza e di associazioni culturali italo/brasiliane, le quali sono risultate al centro di un fenomeno di tipo affaristico /imprenditoriale.
Si è infatti sviluppato, in poco tempo, un sistema organizzato in cui l’aspirante cittadino italiano fa ingresso in Italia munito di visto turistico, e una volta giunto in frontiera, viene immediatamente supportato da una agenzia di intermediazione che si preoccupa, in primo luogo, di trovargli un alloggio temporaneo presso una abitazione di un qualsiasi Comune del teramano, poi di presentare presso il competente ufficio comunale la documentazione finalizzata ad ottenere la residenza presso quel Comune; infine, di presentare l’istanza di riconoscimento della cittadinanza italiana “iure sanguinis” presso l’Ufficio di Stato Civile del Comune stesso.
Si tratta, all’evidenza, di un “pacchetto” di servizi propedeutico all’ottenimento dello status civitatis che, ovviamente, ha un costo economico per l’aspirante cittadino italiano .
Condizione imprescindibile ai fini del funzionamento del sistema descritto è, in primo luogo, la possibilità di disporre di un congruo numero di alloggi dove collocare (temporaneamente) gli aspiranti; si tratta di una prima fase di particolare importanza, poiché , la possibilità riconosciuta dalla normativa attuale di chiedere il riconoscimento della cittadinanza presso un qualsiasi Comune del territorio italiano (anziché attraverso gli uffici consolari italiani all’estero) passa necessariamente per l’accertamento della residenza anagrafica nel Comune italiano da parte dello straniero.
In realtà, l’accertamento della residenza anagrafica presuppone la verifica della effettiva abitualità della dimora in quel Comune ma, nella maggior parte dei casi, tale verifica operata dagli ufficiali preposti (agenti della polizia municipale) si è limitata ad un solo sopralluogo presso l’abitazione in cui viene indicata la presenza dello straniero aspirante cittadino italiano. Peraltro, è risultato che in quella abitazione avevano già dichiarato, in precedenza, la loro dimora abituale/residenza moltissimi altri cittadini brasiliani.
Si tratta pertanto di residenze del tutto fittizie.
Appare allora evidente che le agenzia di intermediazione abbiano un unico interesse primario: fare in modo che l’accertamento della residenza prima, e il riconoscimento della cittadinanza italiana subito dopo, avvenga in tempi rapidissimi da parte del Comune, perché in tal modo, ottenuta l’agognata cittadinanza, il neo cittadino italiano potrà allontanarsi dal territorio italiano per altre destinazioni (in molti casi verso il Regno Unito), così liberando alloggi che vengono messi a disposizione di altri aspiranti cittadini italiani per far risultare ulteriori residenze fittizie, propedeutiche al riconoscimento di altrettante cittadinanze italiane.
In sostanza, nella vicenda in esame, il tempo giuoca un ruolo fondamentale per il mantenimento del nuovo business economico.
In tale contesto, l’attività tecnica di indagine ha fatto emergere un allarmante scenario caratterizzato da rapporti più che amichevoli tra gli Ufficiali di Stato Civile dei Comuni interessati e gli intermediari che curavano gli interessi degli aspiranti alla cittadinanza italiana, nonché tra questi ultimi e gli agenti della polizia municipale preposti ai controlli delle residenze risultate fittizie.

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