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Democrazia partecipativa: l’appello dell’Associazione Demos alle forze politiche

gianluca Feb 23,2018 0 Comments


Riceviamo e pubblichiamo:
L’Associazione Demos, dopo attenta valutazione su alcune esperienze di democrazia partecipativa nel territorio provinciale cui ha dato un contributo, esprime le seguenti valutazioni e si rivolge alle forze politiche che si preparano alle prossime tornate elettorali, in particolare a quelle comunali che nel territorio abruzzese si svolgeranno in varie località e a quella regionale.
Si vive a Teramo un’entusiasmante esperienza che vede in prima fila comitati di quartiere (coordinati), associazioni e singoli cittadini impegnati in grandi battaglie civili e culturali. Solo per elencarne due, la delocalizzazione della Centrale Enel del Quartiere Cona e il destino del Teatro romano ancora fermo al palo della demolizione dei fabbricati (Adamoli e Salvoni) che impediscono il recupero della Cavea e la realizzazione di un progetto di recupero del bene culturale patrimonio della collettività. Sulla prima, si registra l’interessamento della Giunta regionale e di alcuni consiglieri regionali. Parimente, tuttavia, si deve registrare il disinteresse della politica del palazzo comunale a cui mai è sorta in mente l’opportunità di aprire un tavolo di lavoro con le realtà civiche del territorio (Coordinamento dei comitati di Quartiere e Comitato di Quartiere della Cona) a cui bisogna invece riconoscere interamente il merito di aver promosso informazione e partecipazione dei cittadini al punto da costringere la classe politica regionale ad interessarsi della questione. Sul Teatro romano si registra una preoccupante volontà negativa della classe politica teramana dimostrata ormai da decenni in diverse amministrazioni succedutesi. La classe politica teramana non vuole il recupero del Teatro romano forse per non interferire su interessi privatistici che prevaricano, con tutta evidenza, l’interesse pubblico al recupero e alla rivitalizzazione del bene culturale appartenente alla collettività. L’ultimo deprimente teatrino mostrato dalla uscente amministrazione comunale ha dato il peggio! Ripetute bugie, negazione dell’accesso agli atti, rimescolamento degli adempimenti procedimentali. Ancor più, chi ha governato la città fino a poche settimane fa, non ha mai sentito il bisogno di aprire, insieme alle associazioni, ai comitati di quartiere e al suo coordinamento, un tavolo di lavoro finalizzato al monitoraggio condiviso con i cittadini e le loro libere forme associative, di un percorso di recupero interrotto e volutamente affossato. Notizia di questi giorni comparsa sulla stampa locale, è stato pubblicizzato un progetto di recupero impresentabile! Architettonicamente e culturalmente provocatorio. Che offende il buongusto e l’aspirazione dei cittadini al vero e autentico recupero della struttura storica e architettonica.
Non certo brillante appare lo scenario nel Comune di Giulianova. Nell’unico comune in Abruzzo dove esiste un regolamento organico sulla democrazia partecipativa; è in vigore da due anni un regolamento sulla cittadinanza attiva; esiste un assessorato alla democrazia partecipativa, è stata creata una Consulta sulla democrazia partecipativa; esiste una Commissione di garanzia per assicurare l’ottimizzazione dei processi deliberativi e democratici, l’esperienza partecipativa è ferma da anni. A distanza di quattro anni e più dal loro insediamento, i cinque Comitati eletti a suffragio universale e diretto (portando alle urne l’8% degli aventi diritto) si sono ridotti a due per via dell’interferenza di alcuni partiti politici sulla loro autonomia. Alcuni comitati erano diventati casse di risonanza dei partiti di opposizione smarrendo l’unico obiettivo che essi avrebbero dovuto avere: promuovere la partecipazione dei cittadini su tutte le questioni che riguardano la collettività di quartiere in maniera equidistante dai partiti politici (sia di maggioranza che di opposizione). L’Amministrazione comunale non ha aiutato il processo di partecipazione apartitico, mortificando, in particolare, alcune iniziative del Comitato Lido finendo di fatto nel tentare di mettere i comitati l’uno contro l’altro; non ha mai dotato i Comitati di una sede organica e strutturale; non ha più investito in democrazia congelando l’unico piano strategico proposto dalla Consulta; non ha mai attuato lo strumento regolamentare dell’Assemblea pubblica mensile; ignora lo strumento del dibattito pubblico sulle opere che incidono sul tessuto sociale; ignora le richieste dei Comitati (come il forum cittadino) recentemente formulate congiuntamente.
Non ci dilunghiamo sull’esperienza bellissima del Comitato di Quartiere Silvi sud che, nato da oltre un anno, al momento è riuscito a stabilire ottimi rapporti interni ed esterni, con la cittadinanza, attraverso i tavoli di lavoro. Su questa esperienza ci riserviamo di tornare in altra occasione anche per il profilarsi della nascita di un Comitato di Quartiere a Silvi nord, che nasce dalla base fra grandi problematiche sociali. Si profila un rapporto di collaborazione con l’attuale nucleo promotore che avrà sicuramente positivi sviluppi futuri. Questi comitati nascono spontaneamente dalla base, senza alcun intervento normativo (statutario e regolamentare) da parte del Comune. Questo rilievo è di grande importanza perché, a pensarci bene, anche a Grottammare, dove la democrazia partecipativa è un patrimonio di inestimabile valore (noto in tutto il mondo) da circa vent’anni, non c’è un regolamento. Lì c’è stata da sempre e c’è solo una grande volontà delle forze politiche che amministrano (appunto) da oltre vent’anni, di mettersi veramente in discussione e al servizio dei cittadini sovrani.
Quest’ultima considerazione è dirimente. Gli strumenti giuridici sono necessari, certo. Essi sono statuti e regolamenti comunali, sono consulte, comitati, forum e chi più ne ha più ne metta, ma solo un’effettiva volontà politica da parte di chi amministra le nostre città; effettivi e reali segni di discontinuità rispetto all’autoreferenzialità delle logiche partitiche tradizionali; reali cambiamenti culturali di chi ancora pensa a questi strumenti solo come trampolini di lancio verso nuove mete carrieristiche personali o come altoparlanti della propaganda demagogica elettoralistica, possono davvero capovolgere la piramide del potere e riportare milioni di cittadini a riappropriarsi del proprio destino.
L’associazione Demos rivolge alle forze politiche un appello: esse si impegnino, dopo l’insediamento dei nuovi organismi rappresentativi comunali e regionale, in tempi ragionevoli, almeno i seguenti punti minimali:

• ENTRO 6 MESI DALL’INSEDIAMENTO DEL NUOVO
CONSIGLIO COMUNALE

MODIFICHE ALLO STATUTO COMUNALE

1. Urbanistica partecipata: Obbligo del Dibattito Pubblico (DP) preordinato a qualsiasi procedimento autorizzativo su opere pubbliche e private aventi un impatto notevole sull’assetto del territorio comunale. In particolare:
a. DP preordinato al procedimento di adozione e approvazione degli strumenti urbanistici comunali e del Programma Triennale dei lavori pubblici;
b. DP preordinato al procedimento autorizzativo rispetto a opere di carattere privato che presentano profili di impatto e di interesse anche sovracomunale.
2. Bilancio partecipativo: Obbligo del DP e coinvolgimento attivo, inclusivo e partecipativo della popolazione nella redazione del bilancio annuale e pluriennale del Comune, articolato per fasi assembleari capillari e complesse affinché la maggior parte dei cittadini (per quartieri e per frazioni) possa apportare il proprio contributo partecipativo di proposte e pareri nella redazione del Bilancio annuale e pluriennale, nonché per la redazione del PEG annuale e pluriennale suddiviso per programmi e obiettivi su cui impegnare le strutture gestionali del comune (dirigenza).
3. Strumenti della partecipazione popolare: fermi restando gli strumenti della partecipazione popolare già previsti nello Statuto comunale, favorire attraverso un sufficiente sostegno economico previsto fra gli obiettivi PEG del bilancio annuale e pluriennale, la formazione spontanea di organismi di partecipazione popolare provenienti dalle iniziative di base (Consigli di quartiere, Comitati di frazione, Comitati cittadini, gruppi di cittadinanza attiva, forum cittadini, Consiglio comunale dei ragazzi ecc..), eletti a suffragio universale e diretto dai cittadini e dai giovani dai 16 anni in su, in ogni realtà subcomunale.
4. Garanzia del metodo democratico: con la finalità di garantire il metodo democratico nei procedimenti partecipativi, deliberativi e inclusivi sopra richiamati, è istituito l’Osservatorio comunale per la promozione della partecipazione popolare con il compito di svolgere esami e fornire pareri collegiali sulle pratiche ad esso sottoposte dai cittadini singoli o associati o dal Sindaco, nell’ipotetica ricorrenza di violazione del metodo democratico.

REGOLAMENTI
5. Approvazione di un regolamento organico sulla democrazia partecipativa al fine di dettagliare la disciplina di principio stabilita nello Statuto comunale, con particolare riferimento ai precedenti punti;
6. Approvazione di un regolamento sulla cittadinanza attiva, per la cura e la rigenerazione dei beni comuni al fine di coinvolgere i cittadini nelle attività di cura di tutti i beni comuni della Città;
7. Il procedimento di approvazione dei regolamenti di cui ai precedenti punti devono essere preceduti da DP, secondo le articolazioni di quartiere e di frazioni esistenti.

• TERAMO – TEATRO ROMANO

1. Entro un mese dall’insediamento del nuovo Consiglio comunale, Apertura del Dibattito Pubblico per mezzo di Forum cittadino, sull’unico progetto per il recupero funzionale del Teatro Romano approvato dal Consiglio Comunale;
2. Appoggio al referendum propositivo libero e spontaneo promosso dall’Associazione DEMOS sul precedente punto.

• ENTRO 1 ANNO DALL’INSEDIAMENTO DEL NUOVO
CONSIGLIO REGIONALE

1. Approvazione della legge regionale sulla democrazia partecipativa proposta dalla nostra associazione “Promozione della partecipazione popolare alla programmazione e alle politiche regionali e locali. Il Dibattito Pubblico e altri istituti”, attualmente depositata e ferma in prima Commissione: p.d.l. n. 441;
2. Insediamento degli istituti organizzativi previsti dal progetto di legge. In particolare, il Garante regionale per la promozione della partecipazione popolare e l’Osservatorio regionale per la promozione della partecipazione popolare.

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