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Scarico fanghi: il Comune di Pineto e l’AMP Torre Cerrano sul piede di guerra

gianluca Feb 12,2018 0 Comments


Pineto, La Regione Abruzzo ha definitivamente autorizzato il Comune di Ortona allo sversamento in mare di 342.694 mc di fanghi derivanti dai lavori di escavazione dei fondali del Bacino Portuale di Ortona. Il materiale finirà a circa 7 chilometri a sud dalla zona antistante l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano. Una decisione che va in direzione contraria alla ricerca di un’ottimale qualità delle acque di balneazione. Un provvedimento che apre le porte ad un sicuro danno economico per le città interessate, tutte a spiccata vocazione turistica.
I Comuni di Pineto, Montesilvano, Città Sant’Angelo e Silvi, insieme all’Area Marina Protetta, hanno già espresso il proprio parere negativo in sede di conferenza di servizi a suo tempo tenutasi.
“Con forte amarezza – esordisce il Sindaco di Pineto Robert Verrocchio – vengo a conoscenza che le attività di scarico possono procedere regolarmente, come se la contrarietà formalmente manifestata non avesse alcun peso o comunque non avesse suscitato una benché minima riflessione da parte dell’organo che ha concesso l’autorizzazione. Tra l’altro la stessa autorizzazione è stata rilasciata senza attivare una procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale, da subito richiesta dall’AMP, proprio perché il parco marino è classificato Sito di Interesse Comunitario.”
In queste ore – continua il Sindaco – stiamo valutando azioni legali utili al blocco dello scarico in mare. Una decisione giudiziaria a noi favorevole comporterebbe, tra l’altro, la spiacevole conseguenza della perdita del finanziamento per il Comune di Ortona, città che comunque necessita della sistemazione del porto. Nel contempo – conclude Verrocchio – chiederemo un incontro con la Regione e proseguirà il dialogo con gli altri Enti coinvolti, ovviamente a partire dall’Area Marina Protetta.”
“L’Area Marina Protetta – dichiara Leone Cantarini presidente del Consorzio di Gestione dell’AMP Torre del Cerrano – sin dal primo momento, ossia da luglio 2017, si è attivata per produrre tutti gli elementi a convincimento che quel lavoro non doveva farsi. Pertanto, porterà avanti, con tutti i Comuni interessati, ogni azione tesa ad evitare il deposito.”
“Come primo passo – conclude Cantarini – chiederemo un incontro con la Regione per eseguire ulteriori approfondimenti scientifici e per valutare possibili soluzioni alternative che evitino lo scarico in mare, quindi da subito sarà richiesto l’annullamento dell’autorizzazione in regime di autotutela.”

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