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Difendiamo la Biblioteca “Delfico”

gianluca Ott 19,2017 0 Comments


Teramo. Il gruppo consiliare Insieme Possiamo al Comune di Teramo invia una nota in merito alla situazione della Biblioteca Delfico alla luce degli effetti della riforma Delrio. Di seguito il testo integrale.
Tra le realtà istituzionali maggiormente penalizzate dagli effetti della disastrosa ‘riforma Delrio’ le più illustri sono, senza ombra di dubbio, le quattro storiche biblioteche ex provinciali, ora trasferite alla Regione, tra le quali spicca la nostra “Melchiorre Delfico”, memoria storica della città, dell’intero territorio provinciale e dell’Abruzzo; un patrimonio di documenti e di testimonianze, ma anche un servizio “essenziale” fruito da migliaia di cittadini, studenti e studiosi.
Ad oltre un anno dal trasferimento, siamo costretti a constatare che i problemi che affliggevano la nostra struttura (al pari delle altre) si sono acuiti, per effetto di scelte gestionali ed operative che rischiano di snaturare la sua autonomia, svilendone il ruolo centrale sia in assoluto, come istituzione pubblica, che nello specifico contesto culturale, civico e sociale della realtà teramana.
È incomprensibile che Biblioteche come la Delfico, possano subire un processo di riforma che le trasformi da autonomi soggetti vitali nello sviluppo e nella crescita di un territorio, in mere articolazioni amministrative, alle dipendenze di questo o di quell’ufficio, incuranti delle professionalità o delle qualifiche specifiche.
Una biblioteca non può e non potrà mai essere concepita come un ufficio, e cioè come un erogatore di servizi di stretta natura burocratico-amministrativa. Non è ammissibile, pertanto, un approccio “riformatore” di retroguardia, meramente burocratico, che misconosca la specificità e la complessità delle biblioteche storiche, considerandole alla stregua di biblioteche minori o confondendone ruolo e natura rispetto ad altre realtà quali le Agenzie di Promozione Culturale (APC) che hanno funzioni e professionalità completamente e fisiologicamente diverse.
Riteniamo quindi nostro dovere difendere la biblioteca Delfico, una struttura che conta più di 9.000 iscritti ed è utilizzata quotidianamente da tanti cittadini, punto di riferimento per associazioni, enti, Università, scuole, studenti di tutte le età; insomma uno spazio di libertà e di incontro che, in un contesto sociale dissestato come quello della nostra provincia, non deve essere sminuito o ridotto.
Partendo proprio dalla città capoluogo, che aspira al titolo di capitale italiana della cultura e invitando tutte le istituzioni territoriali competenti, occorre mettere in campo azioni politiche e strumenti normativi che permettano di riconsiderare le modalità di gestione di questi fondamentali istituti, allo scopo di salvaguardarne la funzione storica di sentinelle del sapere, esaltandone autonomia di ruolo e di funzione strategica.
In tal senso, può essere utile monitorare l’esempio di altre realtà territoriali consimili che in taluni casi hanno confermato in capo alla provincia un servizio così connaturato alle dimensioni territoriali, culturali e civili in cui opera; in altri casi, hanno introdotto meccanismi di gestione consortili, con la partecipazione di tutti i soggetti istituzionali (in particolare Regione, Comune, Provincia, Università e Fondazione) che avrebbero l’opportunità di costruire, a costi limitati, un sistema culturale di interrelazioni virtuoso di cui non può che beneficiare la collettività tutta.
Nessuno si chiami fuori o sottovaluti l’importanza e la delicatezza della questione. Non possiamo assistere in silenzio e inerti al progressivo impoverimento di una istituzione vitale quale la Biblioteca Delfico. Saremmo complici di uno scempio alla nostra storia e alle nostre radici culturali.

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