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Addio a Umberto Lenzi

gianluca Ott 19,2017 0 Comments


Si è spento il regista Umberto Lenzi, uno degli esponenti più noti del cinema di genere italiano. Aveva 86 anni.
Nato a Massa Marittima il 6 agosto 1931, fra le sue opere più note. poliziotteschi come Milano odia: la polizia non può sparare, Roma a mano armata, Napoli violenta, gialli all’italiana come Orgasmo, Paranoia, Così dolce… Così perversa, Sette orchidee macchiate di rosso

Scheda dal sito mymovies

Fin da quando era ragazzino Umbro Lenzi si appassiona al cinema, fondando, quando ancora studiava legge, vari fans club cinematografici. Diventato giornalista per vari quotidiani locali e per alcuni noti periodici, Lenzi abbandona i suoi studi in giurisprudenza per intraprendere lo studio di regia al Centro Sperimentale di Cinematografia.
Dopo la laurea, Lenzi continua a lavorare come scrittore e critico cinematografico, passando poi ad assistente regista e dirigere, nel 1961, il suo primo film Le avventure di Mary Read (1961) con Lisa Gastoni, che poi rivorrà ne Duello nella Sila (1962), affiancandola a Liana Orfei. Appassionato di pellicole d’avventura, firma I pirati della Malesia (1964) con Steve Reeves. La critica però lo snobba, affermando che è un autore troppo commerciale, di serie B. Lenzi non ne soffre e, nel 1966, torna con Kriminal, ispirato a un famoso fumetto per adulti che però è di moda anche fra gli adolescenti. Seguono poi pellicole di guerra e western-spaghetti, ma c’è da dire che Lenzi dà il suo meglio nel territorio del giallo, stretto com’è da regole logiche e precise. Nascono così due thriller che sono considerati del capolavori per gli amanti del genere: Orgasmo(1969) e Paranoia (1970), entrambi con Carroll Baker, ma che si avvalgono anche della recitazione di nomi come Lou Castel, Tina Lattanzi, Jean Sorel e Anna Ploclemer. Le pellicole vanno così bene (anche perché amatissime in America) che continua su quel territorio sfornando: Così dolce… così perversa (1969), sempre con la Baker e con Jean Louis Trintignant ed Erika Blanc, Sette orchidee macchiate di rosso (1972) e Gatti rossi in un labirinto di vetro (1975). Molti attori italiani si prestano con particolare compiacimento personale per dei ruoli nei suoi film, soprattutto attrici teatrali come Rossella Falk, Marina Malfatti e Linda Sini.
Dai thriller agli hard-boiled è un passo brevissimo. Nascono Milano odia – La polizia non può sparare (1974), Il trucido e lo sbirro (1976) e La banda del gobbo (1977) che gli fanno acquistare una popolarità spropositata, soprattutto per il pubblico giovanile che sembra apprezzare quel nuovo stile di regia e in particolar modo eroi e cattivi che hanno il volto di Tomas Milian, Ray Lovelock e Pino Colizzi. Un nuovo genere però si affaccia sul panorama cinematografico italiano, quello dei film incentrati sui cannibali. Lenzi non può che non affrontare anche quell’avventura e gira Il paese del sesso selvaggio (1972) che avrà una risposta nel film di Ruggero Deodato Ultimo mondo cannibale (1977), al quale a sua volta Lenzi risponderà con ben due titoli: Mangiati vivi (1980) e Cannibal ferox (1981), estremamente pesante per i contenuti gore. E con Incubo sulla città contaminata (1980) con Mel Ferrer, eccolo imporsi anche come autore di pellicole incentrate sugli zombie, affiancandosi a autori nostrani come Fulci e stranieri come Romero.
Fra il 1980 e il 1990, Lenzi fa suoi altri generi: l’action-avventure, i film tv e dirige soprattutto horror come La casa 3 – Ghosthouse (1988) e Le porte dell’Inferno (1988). Ma l’industria del cinema è cambiata e dopo 40 anni di carriera e ben 60 film, Lenzi si ritira, firmando il suo ultimo film nel 1996: Sarayevo – Inferno di fuoco (1996), ma continuando a parlar di cinema nella rivista Nocturno, dove ha una sua rubrica. Muore a 86 anni nell’ottobre del 2017.
Abilissimo nell’arte del “sapersi arrangiare”, non esiste genere cinematografico con il quale non si sia confrontato. Energico, si è contraddistinto per un bagaglio culturale che traspare dalla sua filmografia, sulla base della quale firma opere per il puro e semplice svago dello spettatore.

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